domenica 26 maggio 2013

3g (in)Active: il riequilibrio


A seguito della sospensione delle attività della 3g Active di San Giuliano di Puglia, a fine aprile i sindacati hanno chiesto un tavolo alla regione Molise per confrontarsi sulla crisi occupazionale.
Il 6 maggio una ex collaboratrice della 3g Active di San Giuliano ed una della 3g Deal & Research di Termoli, insieme ad altri ex-collaboratori, hanno deciso di parlare, raccontando di "contratti al limite della legalità" che sarebbero stati fatti nella sede termolese, accompagnati da prassi poco convincenti nella sede di San Giuliano. Il filo conduttore è il fatto che entrambe le società sono parte del gruppo 3g SpA.
Due giorni dopo la 3g smentisce e replica con una diffida, riportata in questo esaustivo articolo dell'8 maggio, il quale però ribadisce la situazione esistente (o esistita) anche con l'apporto di documentazione.
Ancora due giorni dopo, il 10 maggio, è stato pubblicato prontamente un articolo riparatore, relativo alla sola 3g Deal & Research di Termoli. Non esitiamo a definirlo "riparatore" in quanto il suo obiettivo, dopo un cappello introduttivo, è candidamente dichiarato (corsivi nostri):
[...] nelle ultime settimane e in special modo nella prima decade di maggio l’azienda ha subito un attacco all'immagine per alcune notizie fuoriuscite probabilmente da ex collaboratori che non si erano trovati granché bene e allora abbiamo deciso di vederci chiaro, andando direttamente alla fonte.
Quindi ciò che ha mosso l'autore dell'articolo è stato non la notizia di presunte prassi poco convincenti o addirittura illecite praticate da un'azienda, ma il fatto che quest'ultima abbia subito un attacco alla sua immagine. Dobbiamo quindi ritenere che l'onta dovesse essere lavata da lui?
Per iniziare, l'autore sembrerebbe screditare alla radice le notizie, mostrandosi dubbioso su chi abbia riferito queste ultime ("fuoriuscite probabilmente da ex collaboratori"), quando nell'articolo incriminato (il primo) è scritto chiaramente:
La donna che ha deciso di raccontare quanto le è stato proposto spiega di aver firmato presso la succursale termolese [...]
e:
[...] è il racconto di un ex centralinista della sede di San Giuliano di Puglia [...]
e ancora:
[...] dice l’ex impiegata di Termoli [...]
Quindi se egli dubitava che si trattasse di ex-collaboratori, allora di chi pensava si trattasse? Persone che nulla hanno avuto a che fare con la 3g? Dal momento che i fatti riportati sono molto dettagliati, e quindi riscontrabili, potevano essere testimoniati solo da persone che avevano avuto, come minimo, un colloquio lavorativo presso l'azienda, se non un vero rapporto di lavoro. Inoltre, egli avrebbe potuto, in ultima analisi, chiedere chiarimenti all'autore dell'articolo incriminato.
In ogni caso egli ha deciso di andare "direttamente alla fonte". Come? Parlando anch'egli con ex-collaboratori? Parlando in via confidenziale con collaboratori attuali, garantendone l'anonimato? Cercando documentazione delle presunte prassi riportate?
No. Presentandosi in azienda in una visita ufficiale, tanto che - scrive:
ad accoglierci c’è una scintillante responsabile [...] che da poco prima di Natale ha assunto sul campo la direzione della struttura.
La quale responsabile, "si dice [...] meravigliata di un simile attacco". Curioso che la responsabile della sede si meravigli di un attacco portato da una ex-collaboratrice della sede di cui è responsabile...
Certamente, esiste il beneficio del dubbio, ma aggiungere che:
Per di più che sono in corso selezioni per assumere altri cento ragazzi a cui affidare la commessa Telecom
sembrerebbe quantomeno fuori luogo, considerato che:
  • non pare che la 3g di Termoli sia intenzionata ad assorbire gli ex-collaboratori di San Giuliano
  • chi lavorava a San Giuliano difficilmente potrebbe raggiungere Termoli (distante circa 40 km)
  • l'oggetto del contendere non è certo il fatto che ci siano o meno opportunità di lavoro a Termoli, ma le condizioni formali e sostanziali a contorno, denunciate nell'articolo e approfondite dopo la diffida.
Nonostante l'ultima semplice osservazione, l'articolo prosegue con affermazioni quali:
Non si tratta di contratti a tempo determinato, ma di contratti a progetto, però nessuno dei presenti ha avuto da lamentarsene, anzi.
Cosa si aspettava l'autore, di trovare persone che, in presenza della responsabile di sede, si lamentano delle condizioni di lavoro, magari quelle riportate nell'articolo incriminato? Incredibilmente, :
Pensiamo di trovare un ambiente depresso, viste le recenti cronache [...]
E prosegue snocciolando dati e riportando testimonianze - con tanto di nome e cognome - che, ancora una volta, non possono smentire quanto contestato. Anzi, suggerirebbero proprio il contrario nel caso di una lavoratrice
la cui grinta ci è parsa proverbiale nel difendere il posto di lavoro e chi glielo garantisce
grinta, oseremmo dire, almeno pari quando il posto lo si perde, tanto da spingere a riferire notizie che, per lo stesso motivo, erano state taciute finché il posto lo si aveva (e lo si difendeva).

Ancora una volta, anche se in luoghi diversi e con persone diverse, assistiamo allo stesso dispiegarsi di forze nel tentativo della 3g di ristabilire l'equilibrio tra notizie scomode e immagine pubblica.
Come avvenne nell'ottobre 2007 a Sulmona, quando alcuni lavoratori, insieme ad un sindacalista UGL, presentarono un esposto contro l'azienda - non si trattava certo di notizie da fonti anonime - e quest'ultima organizzò, tramite alcune grintose lavoratrici, una raccolta firme con tanto di campagna mediatica di supporto all'azienda (almeno un paio di servizi sulle televisioni locali). La natura della contestazione era relativa al comportamento anti-sindacale tenuto dall'allora responsabile del personale Nicola Angelucci, ma il tutto era partito dalle condizioni dei collaboratori a progetto che facevano attività inbound (impensabile oggi). La cosa incredibile è che successivamente prima una circolare INPS e poi la finanziaria 2007 del governo imposero ai call-center di stabilizzare ed assumere proprio chi si occupava di inbound, smentendo indirettamente l'azienda (e le grintose lavoratrici che la supportavano)!